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Lettera aperta

Colui che “apre la mente”

Messaggio di Sabato, 12 Gennaio 2019

Fra i tanti corsi disponibili in Internet ne abbiamo trovato recentemente uno su “come aprire la mente”. La sua presentazione diceva:

Anche una sola ora trascorsa ad esercitare un’eccellente attività celebrale tramite pensieri innovativi, creativi e stimolanti può renderti più brillante, energetico, creativo, socievole ed aperto a nuovi modi di pensare e a nuove esperienze. L’ingrediente chiave e fondamentale per avere una buona apertura mentale è nascosto nell’essere disposti a rivedere il nostro vecchio modo di pensare e di vedere il mondo”.

Questo messaggio a pensarci bene non è poi così innovativo: potrebbe provenire anche da Gesù di Nazareth, il Cristo ed il Messia, colui che ci fa prendere coscienza degli eterni propositi di Dio sull’umanità e ci proietta al di là del mondo come noi oggi lo conosciamo verso la Nuova Creazione che seguirà. Dio, nella persona di Gesù Cristo, con la Sua risurrezione dai morti ce ne mostra la primizia. A molti ciò sembra impossibile. Beh, se siete fra questi non siete i soli, perché incredulità, dubbi e perplessità li avevano avuti anche i Suoi stessi discepoli quando Lui si era presentato risorto dai morti. E di quel fatto ne diventarono testimoni verso il mondo intero.

È proprio durante una delle Sue apparizioni come Risorto, che Gesù stesso, così è espressamente scritto, “aprì la loro mente” per comprendere una realtà del tutto nuova per questo mondo e per fare loro intendere il senso delle Sacre Scritture che la preannunciavano. È la stessa cosa che Gesù vuole fare anche oggi con noi: aprirci la mente verso la realtà che Egli ha incarnato per comprendere il Piano di Dio.

Aprire la mente oltre i limiti del conosciuto

Leggiamo quanto scrive l’evangelista Luca al capitolo 24 del suo vangelo di quando Gesù è comparso risorto di fronte a loro (Luca 24:36-48):

Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!». Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?» Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose”.

Ciò di cui fanno esperienza i discepoli di Gesù quando Egli, dopo la Sua morte, compare loro, sfida qualsiasi spiegazione razionale. Da allora, innumerevoli sono stati i tentativi di spiegare questa loro esperienza. Si tratta di spiegazioni sostanzialmente tese a negare il carattere oggettivo della risurrezione del Cristo. Si tratta, però, di spiegazioni altrettanto futili, perché la risurrezione di Cristo, nei suoi termini, è qualcosa di unico e senza precedenti, qualcosa di totalmente nuovo nell’ambito della creazione. È in effetti una “nuova creazione” che per noi che viviamo nella “vecchia creazione” di fatto è impossibile da spiegare perché ce ne mancano i termini di paragone. È una realtà fuori da tutte le nostre possibili verifiche sperimentali ed ipotesi, ma si tratta comunque di realtà oggettiva, tangibile e materiale. Ciò di cui i discepoli di Gesù quel giorno fanno esperienza non è allucinazione: davvero incontrano Gesù risorto dai morti in tutta la sua tangibile fisicità. Gesù risorto si manifesta fisicamente, materialmente, ma di una sostanza intimamente diversa dalla nostra, da quella che conosciamo. Per quanto si rapporti con la nostra realtà, la sua rimane una manifestazione materiale simile ma diversa dalla nostra Vi è sicuramente continuità fra la realtà vecchia e quella nuova, perché Gesù era per loro riconoscibile. Si tratta per loro del nuovo che per un tempo limitato, rivelandosi loro, si interseca con il vecchio e per comprendere il quale è necessario “aprire la mente”. Quella di Gesù risorto è una realtà nuova, che era stata però preannunciata nelle Scritture dell’Antico Testamento. Questo fatto diventa per loro discepoli un’altra lezione magistrale che Gesù impartisce loro.

Il tema della nuova creazione come espressione dei propositi di Dio per l’umanità in questo mondo, è strettamente legata al mandato affidato ai testimoni della risurrezione: far conoscere al mondo intero ciò che Dio si è proposto per l’umanità dall’eternità e che culmina nell’opera del Suo Figliolo Gesù Cristo. Esaminiamo punto per punto il testo di Luca che abbiamo appena letto.

Gesù risorto si manifesta fisicamente e concretamente

  1. Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»” .

Qui troviamo il gruppo dei discepoli di Gesù. Possiamo immaginarli mentre animatamente discutono delle testimonianze loro riferite di coloro che avevano visto Gesù vivo. Possiamo immaginare le loro discussioni: “Sarà vero? Com’è possibile? Come possiamo spiegare quelle testimonianze? Saranno visioni o allucinazioni?”. Proprio in quel momento Gesù li rende partecipi della Sua risurrezione: compare in mezzo a loro!

Gesù era comparso anche ad alcuni discepoli sulla via per Emmaus, ma era poi scomparso alla loro vista. Ora, proprio mentre le porte del luogo dove si trovavano erano state chiuse, anzi, sbarrate, “per timore dei Giudei” (Giovanni 20:19), Gesù ricompare rivolgendo loro il saluto gioioso “Pace a voi”. Luca mette in rilievo come si trattasse di “Gesù stesso”, non di uno che Gli somigliava: era senza dubbio Lui!

  1. Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”

Indubbiamente era stato per loro uno shock vedersi improvvisamente davanti, ed entrato chissà come, il loro amato Maestro, che era morto in croce e poi sepolto. Quel “sconvolti ed atterriti” richiama l’esperienza che aveva avuto il sacerdote Zaccaria al quale, nel luogo santissimo del tempio, era apparso un angelo (Luca 1:12). Qui, però, non si tratta di un angelo perché i discepoli lo riconoscono chiaramente come lo stesso Gesù con il quale avevano passato tanti anni assieme.

Chi afferma che la credenza nella risurrezione di Gesù fosse solo la proiezione delle loro speranze, una loro immaginazione, non tiene conto che, come qui è affermato, di fronte ad essa rimasero senza parole, pieni di domande e di dubbi.

E le domande che fa loro Gesù non sono casuali. Di fatto Cristo chiede loro: ” perché siete turbati?”. Infatti, non è qui tanto o solo lo spavento causato da un fatto fuori dal comune che li coglie di sorpresa, ma è “turbamento”, l’essere stati colti da una vera e propria situazione destabilizzante, da un attacco mirato a mettere in discussione le proprie certezze. Come una giornata calda e serena che viene improvvisamente interrotta da un’improvvisa perturbazione: pioggia scrosciante e forte vento. I discepoli erano stati gradualmente portati da Gesù nel mondo della fede, avevano ricevuto i Suoi insegnamenti su quello che Gli sarebbe accaduto e sul significato di quei fatti. Erano stati istruiti e si erano già “acclimatati” al modo di essere e di pensare di Gesù, così diverso da quello del mondo. In assenza di Gesù, però, tutto quello, la loro pace, la loro nuova percezione del mondo, era stata turbata dai “venti impetuosi” dell’incredulità!

Dubbio ed incredulità sono disturbi, turbamenti, “turbative” che affliggono tutti i figlioli di Dio quando sono “disturbati” dal pensiero incredulo, che prima avevano e che ritorna (o può ritornare) a infondere loro dei dubbi, “soffiato verso di loro”, diremmo quasi suggerito, da Satana. Rammentate che cosa suggerisce Satana ad Eva che pure era in pace con Dio. Satana viene a disturbare la sua pace insinuando dei dubbi: “Davvero Dio ha detto…? È proprio così?”. Eva rimane così “turbata” da quella tentazione. Lo stesso avviene nel cristiano rigenerato. Una latente incredulità dovuta alla corruzione della natura umana vorrebbe spazzare via dalla mente dei discepoli di Cristo il Suo insegnamento, quello che già avevano ricevuto, per farli tornare a pensarla come il mondo incredulo. Gesù così chiede loro: “Vi rendere conto del perché siete turbati?”.

Gesù però dice loro: “Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”. Si tratta, da parte di Gesù di una Sua azione mirata a far prendere loro coscienza come sia dal cuore che esce ciò che contamina l’uomo, come aveva loro già detto: “…perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:21-23). Così pure vale per l’incredulità, “prodotto dell’uomo”, così come la fede può essere solo “prodotto di Dio” e della Sua grazia, alla quale bisogna fare appello per poterla ricevere.

Avere occhi ed orecchi che funzionano non garantisce di vedere la realtà di Dio, perché l’uomo naturale pur avendo occhi non vede e pur avendo orecchi “non sente” (Matteo 13:14). Di più, spesso l’uomo conosce la verità su Dio, ma la sopprime deliberatamente “…perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato” (Romani 1:21). Ma Gesù dice:

  1. “Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io. “E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi” (39, 40). Gesù si era materializzato per loro, per manifestarsi a loro, da corpo spirituale a corpo materiale.

Di fronte ai loro dubbi, così, Gesù offre loro evidenze sensoriali, cosa che non sarebbe stata possibile se si fosse trattato solo di uno spirito. I Suoi discepoli possono ora constatare di persona dai segni lasciati nelle sue mani e nei suoi piedi dalla crocifissione (Giovanni 20:25-27) che si tratta proprio di Gesù. “Sono proprio io!”, dice. Egli li incoraggia a toccarlo e constatare che il Suo corpo è autentico, di “carne ed ossa”, un’espressione che anche allora veniva usata per descrivere un corpo fisico, come “carne e sangue”.

Gesù offre alla loro ispezione le Sue mani, piedi e costato come ulteriore prova che il Suo corpo è autentico. Nei primi secoli dopo Cristo vi era chi negava che il corpo di Gesù durante il Suo ministero terreno, fosse autenticamente umano: qualcuno sosteneva che “sembrasse” umano. Si tratta dell’eresia del Docetismo, dal greco “sembrare”. Questi versetti avrebbero aiutato i primi cristiani a combattere quest’errore, anche se, per quello, sarebbero pure bastate le evidenze dalla vita di Gesù prima della Sua crocifissione. Qui siamo comunque di fronte ad una sostanza di ordine diverso.

  1. Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?»” (41).

Pare, però che neanche il toccare Gesù servisse a persuaderli del tutto di essere veramente di fronte a Lui risorto. Quel “non credevano ancora” non è tanto un’espressione di incredulità, ma di stupore, come quando noi per la sorpresa esclamiamo: “Non ci posso credere!”.

  1. Quindi “Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; egli lo prese, e mangiò in loro presenza” (42-43). I discepoli non avrebbero più potuto non credere per mancanza di prove, ma ancora avevano difficoltà ad accettare la risurrezione di Gesù perché sembrava loro troppo bella per essere vera. Il tema della gioia, tipico dell’evangelista Luca, ritorna qui e Gesù mangia in loro presenza del pesce arrostito.

Da questo non dobbiamo però dedurre che il corpo di risurrezione di Gesù dipendesse dal cibo fisico per nutrirsi. Il corpo di Gesù risorto, infatti, è immortale, ed intrinsecamente di natura SPIRITUALE come ci insegna anche l’apostolo Paolo in 1 Corinzi 15:35-49: che spiega che” Il corpo è seminato corruttibile, e risuscita incorruttibile…è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.”. Qui abbiamo un’ulteriore prova della pazienza di Gesù verso i Suoi discepoli: Gesù viene incontro alla loro incredulità. Ogni speculazione che si possa fare su questo mangiare di Gesù risorto è fuori luogo.

  1. “Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi»” (44).

Gesù rammenta ai Suoi discepoli le cose che aveva loro detto quand’era, prima, ancora con loro, vale a dire che Egli avrebbe adempiuto tutto ciò che l’Antico Testamento (definito allora correntemente nell’espressione “Legge di Mosè, profeti e Salmi”) aveva detto al riguardo del Messia. Quelle cose “si dovevano compiere”, si trattava di una necessità. La Bibbia è veramente Parola di Dio, anche se oggi è “uno sport di moda” il minimizzarla o negarla, e questo sport lo praticano non solo atei e agnostici, ma anche molti cosiddetti teologi, che pretendono di saperla più lunga dello stesso Cristo sul significato delle Sacre Scritture. Questi teologi sono “ciechi guide di ciechi” ed anche loro hanno bisogno di vedersi aprire la mente. Difatti, dice il versetto seguente:

  1. Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno” (45-46).

Prima della Sua morte e risurrezione, i discepoli di Gesù non avevano del tutto compreso come Egli adempisse le Scritture, e così ora Lui glielo mostra. Si tratta di una lezione che continuerà fino alla Sua ascensione e poi ancora a Pentecoste con il dono dello Spirito Santo, affinché essi stessi diventino depositari della verità per ogni popolo e tempo.

Gesù spiega loro come la Sua sofferenza e risurrezione adempisse alcune profezie bibliche. L’apostolo Paolo scrive: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d’intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (Efesini 1:7-10).

Anche loro, per comprendere le cose di Dio, hanno bisogno che Dio apra loro la mente, tanto è ottusa e corrotta dal peccato.  Questo ci insegna che dobbiamo abbandonare ogni fiducia nelle nostre capacità e chiedere “luce”, “illuminazione” dal cielo.

Luca mette in rilievo l’importanza della Scrittura nel comprendere il proposito di Dio. Gesù apre la mente dei discepoli.

Con la mente aperta per aprire la mente di altri

I discepoli di Gesù sono “apostoli”, cioè letteralmente degli inviati, dei messaggeri. Gesù li manda nel mondo per annunciare l’Evangelo, cioè la buona notizia della resurrezione e dell’efficacia della Sua opera.

  1. “…e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (47).

Il ravvedimento trova le sue radici delle dichiarazioni dell’Antico Testamento. È il concetto ebraico del “cambiare direzione di marcia”. Fin dall’Antico Testamento si annuncia che l’annuncio dell’Evangelo sarebbe stato rivolto “ai Gentili”, a tutte le nazioni. Era un insegnamento a cui i Giudei del tempo di Gesù opponevano molta resistenza. Il tema dell’evangelizzazione delle genti è enfatizzato in Luca cap 10) e prosegue in Atti.

Gerusalemme, città di forte simbolismo nei propositi di Dio, deve diventare il punto di partenza dell’evangelizzazione del mondo. Questo versetto è l’affermazione fondamentale della prospettiva di Luca sulla missione universale del popolo di Dio. L’appello al ravvedimento è parte essenziale dell’annunzio dell’Evangelo. Molti cristiani moderni se ne dimenticano. L’Evangelo annuncia in sintesi l’amore di Dio verso i Suoi eletti ma la sua accoglienza implica necessariamente il ravvedimento, il sincero e profondo dispiacere per aver vissuto nella ribellione a Dio ed alle Sue leggi e il proponimento determinato di vivere da quel momento in poi secondo la volontà rivelata di Dio, che ce ne dà in Cristo gli strumenti. E Lui accoglie persone di ogni tipo e condizione, ma non per lasciarle in quella stessa condizione, bensì per trasformarle, cambiarle.

  1. “Voi siete testimoni di queste cose”. Gli apostoli sono essenzialmente testimoni di Cristo e della Sua risurrezione. I testimoni raccontano quello di cui hanno fatto esperienza e la fede di tutti i cristiani di ogni tempo e paese si fonda sulla loro testimonianza. “Queste cose” sono le profezie messianiche adempiute da Gesù. Gli apostoli dovevano essere testimoni del fatto che il Messia era venuto proprio com’era stato predetto e che la Sua opera rimane. L’Evangelo è quindi anche il racconto autorevole di questi testimoni, il loro insegnamento, accompagnato dall’appello al ravvedimento ed alla fede.

Quando Dio aveva creato l’essere umano gli aveva dato un mandato (Genesi 1:28), essenzialmente quello di governare la terra (non i suoi simili). Questo implicava un progresso di civilizzazione. E quella è sostanzialmente la responsabilità di ogni essere umano. Risorto dai morti Gesù dà ai Suoi discepoli un mandato che appare diverso, quello “cristianizzare” (annunciare il Cristo al) il mondo. Per noi è un mandato indiscutibile, che piaccia o meno a qualcuno. Si tratta però di un aspetto dello stesso mandato: l’applicazione della volontà di Dio alla vita dell’intero mondo, che trova in Cristo la sua salvezza ultima.

Conclusione

È molto importante avere “una mente aperta”. Le migliori tecniche educative, però, anche quelle più attuali che forse troviamo anche su Internet, non riusciranno ad aprirci verso la realtà ultima, la realtà di Dio, quella che più conta e che ci dà la giusta prospettiva sulla nostra esistenza.

Riconoscere nella Bibbia la Parola di Dio, autorevole e vincolante sulla nostra vita e, soprattutto, riconoscere in Gesù il Messia, il Salvatore del mondo, il nostro Salvatore, (al quale gli apostoli di Cristo nelle Scritture rendono testimonianza) non è cosa della quale nessuno possa persuaderci se non l’azione diretta di Dio sulla nostra mente e sul nostro cuore. È Lui, infatti, che fa sì che coloro che sono spiritualmente ciechi possano vedere. È Dio che converte, è Dio che ci porta al ravvedimento ed alla fede con il Suo Santo Spirito attraverso la predicazione dell’Vangelo di Cristo. È Dio che “apre la mente”, e dissolve la nostra “chiusura mentale”, la nostra ottusità frutto dell’indurimento prodotto dal peccato.

Dunque l’invito ed incoraggiamento per tutti noi è quello di pregare incessantemente perché sia Dio ad aprirci la mente alla conoscenza ed alla comprensione della Sua Parola per capire ciò che ci lascia perplessi, dubbiosi, turbati ed increduli.

Scritto da Marcelo Casu, un membro della Chiesa di Dio.
https://Chiesa-di-Dio-Unita.it

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