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Lettera aperta

Portare la luce del glorioso vangelo al mondo

Cari Fratelli,

Siamo ormai prossimi alla conclusione di un altro anno civile. La buona notizia è che il ritorno di Gesù Cristo è un anno più vicino, così come il momento in cui sarà stabilito il giusto governo di Dio sulla terra portando a tutti vero insegnamento, libertà, giustizia e sicurezza. Tuttavia, in antitesi con il nostro messaggio, quest’anno è stato uno dei più devastanti mai vissuti: dai disastri naturali allo sfacelo dell’ordine civile e sociale un po’ ovunque. Nessuna parte del mondo è esente dalla terribile realtà dell’insensato terrorismo.

Sulla base di quanto accaduto ultimamente sappiamo che non esistono luoghi sicuri. Dallo spiazzo antistante la chiesa a quello antistante la scuola, nulla è ritenuto sacro. Sono state scosse le fondamenta stesse della civiltà.

Le persone corrono da una parte all’altra cercando invano un’ancora di speranza. Nel tentativo di trovare un senso a un mondo che si è perso per strada, la maggior parte della gente non è ancorata a Dio e diventa quindi facili preda di Satana e dei suoi seducenti inganni. Si passa dall’ascetismo all’edonismo, dal pacifismo alla jihad, a loro volta intrecciate con tutte le combinazioni possibili. Il mondo sembra impazzito. Si potrebbe discutere sotto molti punti di vista che abbiamo provocato noi stessi tutto questo caos. In effetti, il profeta Osea ispirato dallo Spirito Santo disse: “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch’io ti rifiuterò come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo DIO, anch’io dimenticherò i tuoi figli” (Osea 4:6).

In antitesi con le scelte del mondo, siamo stati chiamati a portare luce e verità a un mondo che ha perso la strada. Dio il Padre ha mandato sulla terra Gesù Cristo per portare grazia, verità e luce a un mondo che ha scelto la via di Satana, ovvero la via del peccato e della morte (Giovanni 1:17). In tempi come questi quanto siamo impegnati ad essere luce nel mondo? In Giovanni 6:63, Gesù afferma che le parole che Egli dice sono spirito e vita. Qui Gesù dichiara con forza che le Sue parole equivalgono a spirito e vita.

Nella prima parte di questo verso Gesù dice che lo spirito vivifica, mentre la carne non giova a nulla. Un’affermazione simile la troviamo nel Salmo 119:105 dove il salmista dice: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105). Dobbiamo domandarci se siamo guidati dalla luce della Parola di Dio. Gesù ci comanda “così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:16).

Sulla base di questi versi è subito chiaro che non possiamo essere una luce nel mondo se non siamo personalmente ripieni della Parola di Dio. Stiamo custodendo la Parola di Dio nel nostro cuore ogni giorno? Il salmista scrive: “Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola. Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciarmi deviare dai tuoi comandamenti. Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te” (Salmo 119:9-11).

Un altro aspetto sottolineato da questi passi è che viviamo in un mondo che non si dedica alle cose di Dio. Pur stampando sulla propria moneta le parole “in Dio confidiamo”, è evidente la mancanza di fiducia e di fede nella propria nazione. D’altronde Osea dichiara che non vi è alcuna conoscenza di Dio sulla terra.

Non si può avere fiducia o fede in Dio se la Parola di Dio non è custodita nella mente e nel cuore. L’apostolo Paolo scrive: “La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio” (Romani 10:17).

Un paio di versi prima afferma che la verità di Dio deve essere predicata: “Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi?” (Romani 10:14). Ciascuno di noi è stato chiamato ad assolvere il mandato di trasmettere luce e verità a tutti i popoli nel mondo e per farlo i nostri piedi devono essere calzati con la prontezza dell’evangelo della pace. È una parte fondamentale dell’armatura di Dio (Efesini 6:15).

Tutto questo ha delle implicazioni vitali nella nostra vita, sia a livello personale sia a livello collettivo. In 2 Timoteo 4:1-2, l’apostolo Paolo, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, comanda al ministero di predicare la Parola. Infatti, sono la Parola di Dio e lo Spirito di Dio a convincere il mondo di peccato (Giovanni 16:7-8; 6:63). In Giovanni 17:17 Gesù chiede al Padre di santificare i credenti nella Parola di Dio e dice poi che la Parola di Dio è verità. Dunque a livello personale siamo esortati a vivere in base a ogni parola che procede dalla bocca di Dio. A livello collettivo, la Chiesa di Dio deve essere la colonna e il sostegno della verità e deve crescere nella grazia e nella conoscenza (1Timoteo 3:15; 2 Pietro 3:18).

Dovremmo prendere un attimo per ricordare come siamo giunti alla conoscenza della verità di Dio. Abbiamo detto che la fede viene dall’udire e l’udire viene dalla Parola di Dio. Quindi, a prescindere dal modo o dal mezzo, sono stati la Parola e lo Spirito di Dio a convincerci della verità e quella convinzione ci ha spinto ad agire. In altre parole, possiamo essere cresciuti nella Chiesa o esservi giunti in un altro modo, ma rimane il fatto che siamo stati convinti dallo Spirito e dalla Parola di Dio.

La nostra predicazione e il nostro insegnamento devono sfidare le persone nel profondo del loro essere. Gesù e gli apostoli sfidarono l’ortodossia dei loro tempi e proferirono la verità di Dio con franchezza a prescindere dalle circostanze. Gesù si rivolse con franchezza ai leader religiosi del Suoi tempo dicendo: “Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti” (Matteo 23:13). Quando questi andarono al fiume Giordano dove Giovanni stava battezzando, li sfidò dicendo: “Razza di vipere, chi vi ha mostrato a fuggire dall’ira a venire?” (Matteo 3:7). Nella Chiesa primitiva di Dio gli apostoli proclamarono con franchezza il vangelo della salvezza per mezzo di Gesù il Cristo senza temere la grande persecuzione e anzi si rallegrarono in quanto ritenuti degni di essere vituperati per il Suo nome (Atti 5:40-42).

Dio ci ha chiamati ad assolvere il mandato di portare la luce del glorioso vangelo al mondo, di insegnare e vivere la Parola di Dio fedelmente ed essere una luce nel mondo. Vi sono molti ruoli per assolvere il mandato della Chiesa, e siamo stati chiamati a svolgere quello datoci tanto generosamente da Dio. Potremmo essere la vedova o il vedovo che collaborano nella preghiera; potremmo essere quei genitori che educano i propri figli nel timore e nella correzione del Signore; potremmo essere uno dei tanti che servono fedelmente i fratelli, collaborando silenziosamente nell’ombra; o potremmo essere un anziano che collabora nella Parola; o ancora, un impiegato presso la sede principale che svolge un ruolo prezioso nell’emanare luce e verità. Si potrebbe andare avanti indicando una quantità di modi in cui siamo tutti collaboratori nell’edificio di Dio. Come scrive Paolo: “Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1 Corinzi 3:9).

L’amministrazione e il Consiglio degli Anziani collaborano con voi nell’assolvere con dedizione il duplice mandato di preparare un popolo e predicare il vangelo. La prossima settimana il Consiglio degli Anziani sarà impegnato in una serie di incontri importanti in cui si parlerà del Piano Strategico e di altre questioni rilevanti per aiutare la Chiesa a diventare sempre più produttiva ed efficiente nel proprio servizio. Quindi si valuteranno anche possibili progetti per incrementare la capacità di produrre video dell’opera che svolgiamo. Vi chiedo di pregare con diligenza che tutte le nostre decisioni siano fondate sulla guida e sulla volontà di Dio e che in ogni cosa saremo sottomessi a Lui.

Al servizio di Gesù Cristo,

Fratello Donald L. Ward (Chairman, UCGIA)

28 Nov. 2017

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