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Lettera aperta

Adesso marciamo verso la Pentecoste!

Lettera del 9 Aprile 2018 - dal Pastore Donald L. Ward - Chairman della UCGIA

Cari anziani e fratelli,

            Confido che ognuno di voi abbia tratto profonda ispirazione dalla Pasqua e dalla Festa degli Azzimi, e prego affinché siamo equipaggiati individualmente e collettivamente per trionfare sul peccato. La Festa degli Azzimi ci ha preparati per la totale vittoria di cui godremo nei giorni che ci sono posti davanti. Prima di osservare la Pasqua abbiamo esaminato noi stessi mediante la Parola di Dio, e ci siamo ravveduti dei nostri peccati. Abbiamo lavato i piedi gli uni gli altri come atto simbolico della nostra prontezza a deporre la nostra vita per i fratelli, proprio come Gesù ha dato la Sua vita per noi. Siamo usciti dall’Egitto spirituale con le mani nettate e un cuore purificato. Abbiamo celebrato la festa con azzimi di sincerità e verità. E ora il nostro tempio spirituale è pronto per la Festa di Pentecoste.

            Nella domenica dopo il giorno del riposo sabbatico durante la Festa degli Azzimi abbiamo presentato al Signore la nostra offerta agitata in una cerimonia che segna l’inizio dei 50 giorni di viaggio verso la Festa di Pentecoste. Il periodo dei 50 giorni che intercorrono tra l’offerta agitata e la Festa di Pentecoste è uno dei più interessanti, e spesso tra i più difficili, di quelli riportati nella Bibbia. Storicamente è un periodo di contrasto in cui alcuni ottenevano vittoria e altri finivano col cadere e fallire.

            L’antico popolo di Israele lasciò l’Egitto dopo aver assistito ai potenti miracoli che Dio aveva compiuto per liberarlo. La prima grande prova affrontata dal popolo durante il viaggio giunse l’ultimo giorno della Festa degli Azzimi quando si ritrovò circondato e serrato dall’esercito del Faraone. Il popolo iniziò a mormorare e a lamentarsi con Mosè, il quale gridò a Dio. A sua volta, Dio disse a Mosè: “Perché gridi a me? Di' ai figli d'Israele di andare avanti”. Quindi Dio divise il Mar Rosso, e Israele passò in mezzo al mare all’asciutto. Poi il mare inghiottì i cavalieri e tutto l’esercito del Faraone, facendoli annegare (Esodo 14:10-31).

            L’apostolo Paolo descrive la traversata degli Israeliti del Mar Rosso come il loro battesimo, una linea di demarcazione tra loro e l’Egitto, simbolo di peccato e morte. Da quel momento in poi dovevano vivere per fede e rivolgersi sempre a Dio per ottenere liberazione. Allo stesso modo, anche noi siamo stati battezzati e risuscitati a novità di vita per vivere la vita di risurrezione basata sulla fede e fiducia in Dio. Dobbiamo crocifiggere il vecchio uomo seppellendolo nella tomba del battesimo e mortificare la carne.

            Dopo aver attraversato il Mar Rosso, il popolo di Israele cantò l’inno di vittoria di Mosè: “L'Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è il Dio di mio padre, io lo esalterò” (Esodo 15:2).

            Notare con attenzione le frasi: “Io lo glorificherò…io lo esalterò.” Nonostante queste parole, dopo tre giorni di cammino nel deserto, non trovando acqua, il popolo mormorò contro Mosè ed Aaronne. Al momento dell’arrivo al Sinai, in questo viaggio di 50 giorni verso la Pentecoste, il popolo di Israele aveva mormorato contro Mosè ed Aaronne svariate volte. Secondo la tradizione giudaica, Dio diede i Dieci Comandamenti a Israele il Giorno di Pentecoste, dunque 50 giorni dopo aver presentato l’offerta agitata. Dio dovette letteralmente trascinare Israele verso il Sinai. Nonostante il mormorio e le tante lamentele, Dio diede al popolo d’Israele la Sua perfetta e immutabile legge spirituale. Finanche mentre Dio proferiva le parole della legge, però, il popolo gridò chiedendo a Mosè di parlare con loro perché erano terrorizzati dalla voce di Dio.

            Subito dopo aver ricevuto la legge, Israele accettò i termini dell’Antica Alleanza. Quindi Dio disse a Mosè di costruirgli un santuario, modellato su quello celeste, affinché Egli potesse abitare in mezzo a loro. Quando il tabernacolo fu eretto, lo Spirito di Dio lo riempì. Lo Spirito di Dio era con loro, ma non in loro. Come nazione si ribellarono contro di Lui e spensero il Suo Spirito molte volte. Quando le 10 spie furono mandate a perlustrare la terra promessa, il popolo aveva tentato Dio già 10 volte. Dunque, in conseguenza della loro continua mancanza di fede, gli Israeliti furono condannati a vagare nel deserto per 40 anni.

            Gesù venne crocifisso il giorno di Pasqua e risuscitò durante la Festa degli Azzimi. Dopo la Sua risurrezione, apparve ai Suoi discepoli e diede loro il mandato di “fare discepoli di tutti i popoli, insegnando loro di osservare tutte le cose” (Matteo 28:19-20). Nell’arco di 40 giorni Gesù risorto apparve loro almeno tre volte. Tuttavia, proprio come Egli dovette trainare Israele sino al Sinai nel periodo tra la Festa degli Azzimi e la Festa di Pentecoste, fece la stessa cosa per gli apostoli prima di ascendere al cielo (Giovanni 21:1-6; Luca 24:44-49; Atti 1:3-11).

            E noi? Siamo in grado di glorificare ed esaltare Dio come descritto nel cantico di Mosè? Saremo pronti per la Festa di Pentecoste? Spesso dopo la Festa degli Azzimi può sembrare che le cose peggiorino, anche se ci siamo auto esaminati, ravveduti dei nostri peccati e abbiamo esercitato la fede nel sacrificio di Cristo. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che stiamo entrando in un periodo che storicamente è fatto di prove e difficoltà.

            In Romani 8:31-39 l’apostolo Paolo scrive che Dio, mediante Cristo, ci rende in grado di superare ogni ostacolo che Satana ci pone davanti. In 1 Giovanni 5:4 leggiamo: “E questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”. La fede comprende tutte le aree della vita cristiana. In pratica, la fede può essere definita come credere in Dio e fare ciò che Dio ci dice di fare. Molte persone vogliono isolare la fede e ridurla a situazioni specifiche della vita in cui gli esiti sono incerti. Per esempio: Dio mi guarirà? Troverò un lavoro? Sarò in grado di pagare il mutuo? Riuscirò a . . . e così via. Non considerano la fede come un elemento che riguarda la vita nella sua interezza.

            Non dobbiamo essere come l’antico popolo di Israele o i Farisei che misuravano la fede e la giustizia in base all’aspetto esteriore. I Farisei erano attenti a digiunare due volte a settimana, a osservare il Sabato così rigorosamente da trasformarlo in un peso tremendo, a pagare la decima della menta, dell’anice e del cumino. Tuttavia, trascuravano le questioni più serie della legge: il giudizio, la misericordia e la fede. Si ritenevano giustificati. Dopotutto, erano coerenti con le loro tradizioni. Trascuravano però la Parola di Dio. Erano ossessionati dalle tradizioni focalizzate sull’aspetto esteriore.

            Scambiavano tutto questo con il giudizio, la misericordia, la fede, la giustizia e il carattere di Dio. Nella loro ottica, la fede aveva a che fare con la caparbietà. Decidevano fermamente di osservare il Sabato con estremo rigore, di digiunare spesso e pagare le decime. Ma tutto questo può essere fatto da chiunque abbia forza di volontà. Le cose dello Spirito, però, non possono essere compiute con la semplice caparbietà. L’uomo interiore deve celebrare la festa con azzimi di sincerità e verità ogni giorno della sua vita. Gesù dichiara in Giovanni 6:63: “Le parole che vi dico sono spirito e vita”. E l’apostolo Paolo afferma in 2 Corinzi 4:16: “Perciò noi non ci perdiamo d'animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno”. Se non rinnoviamo l’uomo interiore ogni giorno, veniamo meno spiritualmente!

            Dobbiamo avere la prontezza che ebbe Gesù quando trionfò sulle tentazioni di Satana mediante la Parola di Dio di cui era ripieno. Quando dovette affrontare le grandi tentazioni di Satana, Gesù riuscì a vincerle confidando nella Parola di Dio: “L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio. . . [Sta anche scritto] non tentare il Signore Dio tuo. . . poiché sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo” (Matteo 4:4, 7, 10).

            In questi giorni che ci conducono alla Pentecoste dobbiamo rivestirci dell’intera l’armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo. Il quadro generale deve ardere vivacemente nella nostra mente e nel nostro cuore. E non dobbiamo mai dimenticare che siamo in grado di essere più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati e che ha dato la Sua vita per noi.

            In questo momento siamo in marcia verso la Pentecoste e il Regno di Dio. Dobbiamo vincere il peccato e la morte e tendere con trepidante attesa al giorno in cui canteremo l’inno di vittoria di Mosè nel Regno di Dio: “E cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello, dicendo: ‘Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni’” (Apocalisse 15:3).

                                                                                   Al servizio di Gesù Cristo,

                                                                                   Donald L. Ward - Chairman of UCGIA

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